X - LA VITA INTERIORE E LITURGICA

Posted by Padre Eugenio Cavallari on 24 June 2018

a) La preghiera

         La lode

1 - La somma opera dell’uomo è soltanto lodare Dio…La tua opera sia la lode di Dio, prorompa il tuo cuore in una buona parola di lode (Esp. Sal. 44,9)

2 - Loda la Sapienza con la vita, non nel farti sentire, ma nel consentire (Disc. 311,4,4) – Interrompi la lode di Dio quando ti allontani dalla giustizia e da ciò che a lui piace. Fratelli, quando lodate Dio, lodatelo con tutto l’essere. Canti la voce, canti la vita, cantino le opere (Esp. Sal. 148,2)

3 - Nessuno loda qualcuno senza amarlo. Se togli dal cuore l’amore, resta solo la menzogna (Disc. 365,1)

4 - Le tue opere ti lodano affinché ti amiamo, e noi ti amiamo affinché ti lodino le tue opere (Conf. 13,33,48)

5 - La mia anima ti loda per amarti, ti confessa gli atti della tua misericordia per lodarti. L’intero tuo creato non interrompe mai il canto delle tue lodi, né gli spiriti tutti attraverso la bocca rivolta verso di te, né gli esseri animati e gli esseri materiali attraverso la bocca di chi li contempla. Così la nostra anima, sollevandosi dalla sua debolezza e appoggiandosi alle tue creature, trapassa fino a te, loro mirabile creatore. E lì ha ristoro e vigore vero (Conf. 5,1,1)

6 - La lode più alta è quella dell’Unigenito Figlio di Dio (Esp. Sal. 108,2) – Tu sarai forse in grado di rendere più perfetta la lode di Dio? Se essa è già tutta lode, che cosa aggiungerai tu? Dio è lodato in tutte le creature, in tutte le sue opere buone, in tutti i suoi gesti di salvezza. Tuttavia egli non era ancora lodato per aver risuscitato la carne alla vita eterna. Dunque, la lode che si aggiunge sta nella risurrezione del Signore nostro Gesù Cristo. Questa è una lode tale, che supera tutte quelle passate (Esp. Sal. 70, d. 1,1,15).

7 - Oso dire che Dio, per essere ben lodato dall’uomo, ha cantato lui stesso la propria lode e, intanto l’uomo ha trovato come lodarlo, in quanto Dio si è degnato di lodare se stesso (Esp. Sal. 144,1)

8 – In che senso l’universo creato loda Dio? In quanto tu, ammirando la creatura e trovandola bella, in essa lodi Dio. La bellezza della terra è come una voce muta che si leva dalla terra. Tu ci mediti e vedi la sua bellezza, fecondità e risorse. Osservi tutto e quasi la interroghi. Pieno di stupore, scrutando la cosa a fondo scopri la sua grande potenza, bellezza e vigore. Non potendo avere in sé o da sé questo vigore, subito ti viene da pensare che glielo ha dato lui, il Creatore. Così hai scoperto nella creatura la voce della sua confessione, che ti porta a lodare Dio. Non è forse vero che, se tu contempli la voce del creato, essa con un unico accento ti risponde: ‘Non sono stata io a farmi, ma Dio’ (Esp. Sal. 144,13)?

9 - Il Signore è lodato per sempre in quanto il suo amore dura sempre (Esp. Sal. 110,9)

10 - Negli arcani e profondi giudizi di Dio c’è qualcosa che chiude la bocca anche ai giusti perché non lodino se stessi, e non le consente di aprirsi se non alla lode di Dio. Ma questo ‘qualcosa’ chi sarà mai capace di scrutarlo, di investigarlo, di conoscerlo (Sp. lett. 36,66)?

11 - Il termine ‘alleluia’ significa: Lodate il Signore. Vieni, dunque: lodiamo insieme il Signore. Se tu lodi il Signore e io lodo il Signore, perché dovremmo essere in disaccordo? La carità loda il Signore, la discordia lo bestemmia (Esp. Sal. 149,2)

12 - Ti suggerisco un mezzo perché tu possa lodare Dio tutto il giorno. Qualunque cosa tu faccia, falla bene e avrai lodato Dio. Nella purezza delle tue opere disponiti a lodare Dio tutto il giorno (Esp. Sal. 34,2,16)

13 - Nella sua bellezza egli vuole esserti gradito, e a te spetta lodarlo rendendogli grazie. Se la tua preoccupazione non sarà di lodare Dio, allora tu cominci ad amare te stesso. Sii sgradito a te stesso, sii gradito a Colui che ti ha fatto, perché così ti sarà sgradito ciò che tu hai fatto (Esp. Sal. 44,9)

14 - Quando tu lodi Dio, anche senza spiegare ciò che vuoi, il tuo pensiero si dilata verso le realtà interiori, e l’esserti così dilatato ti rende più capace di accogliere Colui che tu lodi, (Esp. Sal. 145,4)

15 - Quando giungeremo alla casa di Dio, che è nei cieli, non loderemo più soltanto per cinquanta giorni, ma nei secoli dei secoli. Vedremo, ameremo, loderemo. Tutto sarà perpetuo, nulla avrà termine (Disc. 254,8)

16 - La lode di Dio nei beati sarà l’effusione della loro sazietà, perché Egli è il cibo del cuore (Esp. Sal. 21, d. 1,27)

17 – Siate colmi di gratitudine. Stavate fuori ed ora siete saldamente ancorati dentro. Nessun uomo cercava più il Signore, e allora il Signore stesso si pose a cercare chi più non lo cercava. Ora lo conosciamo intimamente e lo lodiamo. Non potendolo compensare, almeno ringraziamolo (Esp. Sal. 134,2)!

18 – Lodando in te Dio, lodi te stesso: lòdati non perché tu sei così e così, ma perché lui ti ci ha fatto; non perché tu sia in grado di fare questo o quello, ma perché in te  e per te è lui che lo può (Esp. Sal. 144,7)

         Il desiderio

1 - Una cosa è la vita terrena, altra è la vita celeste. Se ti decidi a non vivere più la vita delle bestie, comincerai a desiderare ciò che ancora non possiedi: col desiderio hai iniziato a vivere la vita degli angeli (C.Vg.Gv. 18,7)

2 - Esiliati dalla gioia immutabile, non ne siamo tuttavia separati e gettati lontano al punto di rinunciare alla ricerca dell’eternità, della verità e della beatitudine, anche in questo mondo di cose effimere e mutevoli. Infatti non desideriamo né morire, né sbagliare, né essere inquieti (Trin. 4, 1-2)

3 - L’intera vita del cristiano è un santo desiderio. Ciò che poi desideri, ancora non lo vedi, ma vivendo di sante aspirazioni ti rendi capace di essere colmato quando arriverà il tempo della visione. Facendoci attendere, Dio intensifica il nostro desiderio, con il desiderio dilata l’anima e, dilatandola, la rende più capace…La nostra vita è una ginnastica del desiderio. Il santo desiderio sarà tanto più efficace quanto più strapperemo le radici della vanità ai nostri desideri (Comm. I Gv. 4,6)

4 – Il desiderio che Dio ha del nostro bene supera il nostro desiderio. Egli è più sapiente di noi e sa meglio di noi ciò che più ci giova e il valore di quanto ci accade (Disc. Nu. 4,5) – Dio non guarda a quel che possiedi, ma a quel che desideri (ivi 5,11)

5 – Lo Spirito geme in quanto fa gemere noi, suscitando in noi mediante la carità il desiderio della vita futura (Qu. Rom. 46)

6 – I tuoi desideri sono contraddittori: vuoi camminare, ma non vuoi arrivare (Disc. 108,3) – Faticosa abbondanza, copiosa povertà: desiderio moltiplicato dalla instabile molteplicità delle bellezze temporali, che lacerano l’uomo, distaccatosi dall’unità di Dio, attraverso i sensi carnali, per cui egli persegue ora una cosa ora l’altra, senza che niente resti con lui (Ve. Re. 21,41)

7 – ‘Non desiderare’ (Deut. 6,5) e ‘Amerai’ (Mt. 22,37). La prima norma concerne il non desiderare (non concupisces), l’altra l’amare (dilige); la prima riguarda la continenza, l’altra la giustizia. La prima è allontanarsi dal male, l’altra è fare il bene. Non desiderando, deponiamo l’uomo vecchio; amando, ci rivestiamo dell’uomo nuovo (Perf. g. u. 5,11)

8 – Tutti noi non potremmo desiderare per naturale istinto di essere immortali e felici, se questo non fosse possibile (C. Iul. 4,3,19)

9 – I vostri ardenti desideri ci sembrano delle mani invisibili, con le quali bussate ad una porta invisibile, perché invisibilmente vi si apra e invisibilmente possiate entrare e invisibilmente possiate trovare riposo (Esp. Sal. 103, d. 1,1)

10 – Il desiderio prega sempre, anche se la lingua tace. Se tu desideri sempre, sempre preghi. Quando sonnecchia l’orazione? Quando si raffredda il desiderio (Disc. 80,7)

11 – Il desiderio è la preghiera interiore che non conosce interruzione. Qualunque cosa tu faccia, se desideri quel sabato della vita eterna, non smetti mai di pregare…Il tuo desiderio continuo sarà la tua continua voce. Tacerai se cesserai di amare. Il gelo della carità è il silenzio del cuore, l’ardore della carità è il grido del cuore….Se dentro di te c’è il desiderio, c’è anche il gemito; esso non sempre giunge alle orecchie degli uomini, ma mai resta lontano dalle orecchie di Dio (Esp. Sal. 37,14) – Il nostro sabato è nell’intimo del cuore. Chi ha la coscienza a posto è tranquillo, e tale tranquillità è il sabato del cuore (Esp. Sal. 91,2)

12 – Noi preghiamo sempre con desiderio continuo, sgorgato dalla fede, speranza, carità. Ma, ad intervalli fissi di ore e determinate circostanze, preghiamo Dio anche con parole affinché, mediante quei segni delle cose, stimoliamo noi stessi e ci rendiamo conto di quanto abbiamo progredito in questo desiderio e ci sproniamo più vivamente ad accrescerlo in noi. Una cosa è parlare a lungo, altra cosa un intimo e durevole desiderio (Lett. 130, 9,18)

13 – Nel cuore è un altare celeste, e non può non toccare quell’altare se non chi lava le sue mani tra gli innocenti. Là, dove tu offri doni al Signore, dove effondi preghiere, dove è pura la tua coscienza, dove dici a Dio chi sei tu (Esp. Sal. 25,2,10)

14 – Abbiamo dentro di noi Cristo come maestro. Qualunque cosa non riusciate a comprendere per difetto della vostra intelligenza o della mia parola, rivolgetevi dentro il vostro cuore a colui che sa dare e sa a chi dare. Lui si farà incontro a chi domanda e aprirà a chi bussa. E se, per caso, non dovesse dare, nessuno si consideri abbandonato. Può forse differire i suoi doni, ma non lascia patire la fame a nessuno. Se non dà subito, è per mettere alla prova chi cerca, ma non disprezza chi si rivolge a lui (Comm.Vg.Gv. 20,3)

15 – Cristo prega per noi come nostro Sacerdote, prega in noi come nostro Capo, è pregato da noi come nostro Dio. Riconosciamo dunque in Lui la nostra voce e in noi la sua voce (Esp. Sal. 85,1)

16 -  Nulla possiamo dire di vero agli uomini se prima tu non l’hai udito da me; e tu da me non odi nulla se prima non lo hai detto tu stesso (Conf. 10,2,2)

17 – Occorre stimolare il desiderio quando ricadiamo negli abituali pensieri materiali, cosicché il desiderio stesso diventi la cura migliore (Comm. Vg. Gv. 18,11) –  Dilatiamoci col desiderio di Dio, cosicché ci possa riempire, quando verrà (Comm. 1 Ep. Gv. 4,6)

18 – Tutta la vita dei cristiani veri è cuore in alto: speranza in Dio, non in te stesso. E se non fosse stato Lui a sollevare il cuore, noi staremmo a terra (Disc. 229,3)

         b) La liturgia

         L’Anno liturgico

1 - Nella vita del Signore Gesù esiste qualcosa di transitorio, destinato a passare, e qualcosa destinato a restare. Transitorio è il parto della Vergine, l’incarnazione del Verbo, il succedersi delle sue età, i miracoli, le sofferenze della passione, la morte, la risurrezione e l’ascensione al Cielo. Queste azioni appartengono al Figlio di Davide. Stabile è invece la luce della salvezza che riceviamo dal Signore di Davide (Esp. Sal. 109,5)

2 - In rapporto a questa economia transitoria, per la quale ci ha chiamato all’eternità attraverso la mediazione della sua carne, esiste un suo Regno, che comincia dai cristiani. E questo suo regno non avrà mai fine (Esp. Sal. 109,10)

3 – Quando da catecumeni eravate rinviati, venivate conservasti nei granai. Poi avete dato i vostri nomi: avete cominciato ad essere macinati con digiuni ed esorcismi. Quindi siete venuti all’acqua e siete starti impastati e siete diventati una cosa sola. Col sopraggiungere del fuoco dello Spirito Santo siete stati cotti e siete diventati pane del Signore. Questo è quello che avete ricevuto. Come dunque vedete che esprime unità tutto quello che è stato fatto, così anche voi siate uno, amandovi, mantenendo l’unità della fede, l’unità della speranza, l’indivisibilità della carità (Disc. 229, 1-2)

         Le azioni liturgiche

1 - A Dio dobbiamo il servizio di latria, tanto nei riti liturgici come nelle nostre coscienze. Tutti insieme e ciascuno di noi siamo suoi templi, perché Egli si degna di essere presente nell’unione comunitaria di tutti e in ciascuno, non più grande in tutti che in ciascuno, perché né si accresce né si divide. Quando il nostro cuore è presso di lui, diviene suo altare. Lo plachiamo mediante il sacerdozio del suo Figlio unigenito; gli offriamo vittime cruenti se combattiamo fino al sangue per la sua verità; bruciamo per lui un incenso dal soave profumo quando bruciamo di pio e santo amore alla sua presenza; promettiamo e rendiamo a lui i suoi doni in noi e noi stessi; gli dedichiamo e consacriamo il ricordo dei suoi benefici nelle celebrazioni festive e nei giorni stabiliti; a lui sacrifichiamo sull’altare del cuore l’offerta dell’umiliazione e della lode perfetta, fervente di carità. Per avere visione del suo mistero e unirci a Lui, ci purifichiamo da ogni contaminazione dei peccati e delle passioni: ci consideriamo nel suo nome cose divine (Città 10,3,2)

2 - Coloro che assistono nella chiesa alle celebrazioni liturgiche, se vi partecipano bene, diventano la sposa. Ogni celebrazione liturgica è infatti una festa nuziale.: la festa delle nozze della Chiesa…Ora, è manifesto a tutti che Cristo è nato, è morto, è risorto ed è asceso al cielo; anche la Chiesa si mostra a tutti chiaramente perché nel suo nome viene predicata la penitenza e la remissione di tutti i peccarti ai popoli della terra (Comm. I Gv. 2,2)

         La Messa

1 – Qual è il sacrificio di lode più santo del rendimento di grazie? E in che modo si può render meglio grazie a Dio della sua stessa grazia per mezzo di N. S. Gesù Cristo? E tutto ciò i fedeli lo riconoscono nel sacrificio della Chiesa, sacrificio di cui tutti i sacrifici antichi non furono che un’ombra (C. Avv. L. e Pr. 1,18,37)

2 - Se in ogni sacrificio sono quattro gli aspetti da considerare: a chi si offre, da chi si offre, che cosa si offre, per chi si offre, tutti e quattro convengono nell’unico e medesimo Mediatore, che ci riconcilia con Dio per mezzo del suo sacrificio di pace,  rimanendo Egli tutt’uno con Dio a cui si offriva, , facendo tutt’uno in sé coloro per i quali si offriva, tutt’uno essendo lui che offriva con ciò che offriva (Trin. 4,14,19)

3 – Mediante la Parola si fa presente il Corpo e il Sangue di Cristo. Togli la parola ed è pane e vino; mettici la parola ed è subito un’altra cosa (Disc. 229,3) 

4 – ‘Uno solo è il pane’. A contarle le parole sono poche, ma a pesarne il valore esso è ben grande. Per quanti possano essere i pani posti qui sopra o su tutti gli altari di Cristo di tutto il mondo, uno solo è il pane. Paolo lo spiega molto bene: ‘Noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo, un solo pane’ (1Cor. 10,17). Questo pane è quel corpo di Cristo che è la Chiesa. Perciò voi stessi siete quello che ricevete, per la grazia con cui siete stati redenti. E quando dite: Amen, lo sottoscrivete. Quello che qui vedete è il sacramento dell’unità (Disc. 229A,1)

5 – Sì, chiunque tu sia, se sei veramente nel numero dei fedeli, se non entri senza un perché nella chiesa, se hai appreso ad ascoltare la parola di Dio con timore e speranza, la frazione del pane sarà la tua consolazione. L’assenza del Signore non è assenza. Abbi fede, e colui che non vedi, è in te. Imparate dove si deve cercare il Signore, dove lo si possiede, dove lo si riconosce: quando lo mangiate (Disc. 235,3)

         La liturgia delle Ore

1 – Nei Salmi difficilmente si trovano parole che non si applichino a Cristo e alla Chiesa. Talvolta solo a Cristo, talaltra solo alla Chiesa, che anche noi – sia pure in parte – costituiamo. Siccome nelle Parole del Salmo riconosciamo la nostra voce, non possiamo restare senza emozione; anzi, tanto più ne assaporiamo la gioia, quanto più noi ci sentiamo essere parte di quella voce (Esp. Sal. 59,1)

2 – Quando ci avviciniamo ai salmi, non ci fermiamo al senso letterale ma, come in ogni profezia, attraverso la lettera vogliamo penetrare nei misteri (Esp. Sal. 131,2)

3 – Quando nei salmi il salmista sembra augurare molte sciagure ai propri nemici, non impreca ma fa una previsione profetica (Disc. 56,3,3).

         Il ‘Credo’

1 - Imparate, recitate ogni giorno, ripetete al Signore il Simbolo della fede. Esso richiama alla mente la tua fede; esamina te stesso: il tuo Simbolo sia come uno specchio. La stessa fede sarà una tunica per preservarci dalla vergogna e sarà una corazza per difenderci dalle avversità. Il premio di questa fede sarà la visione di Dio (Disc. 58,11,13)

2 - In esso è contenuto tutto ciò che si deve credere per l’eterna salvezza…Se volete comprendere, credete; se non credete, non potete comprendere. Sulla base di questa fede sperate la grazia per la quale avrete la remissione di tutti i peccati (Disc. 212,1)

3 - Questo è avere lo spirito fedele a Dio: credere che il proprio spirito non può compiere la giustizia senza Dio, ma solo con Dio. E questo è anche credere in Dio, che è certamente più che credere a Dio. Ciò significa essere uniti a Dio mediante la fede, per ben collaborare con lui che in noi opera il bene (Esp. Sal. 77,8)

         Il ‘Padre nostro’

1 - Il ‘Padre nostro’ è l’espressione perfetta e la regola, cui conformare i nostri desideri (Disc. 56,3,4) – Esso è l’orazione quotidiana della nostra salvezza (Esp. Sal. 103, d.1,3)

2 – Se passi in rassegna tutte le parole della preghiera, contenute nella S. Scrittura, per quanto io penso, non ne troverai una che non sia contenuta e compendiata in questa preghiera insegnataci dal Signore (Lett. 130,12,22)

3 – ‘Sia santificato il tuo nome’. Noi domandiamo che sia santo il nome di Dio anche negli uomini, per i quali non è ancora tale perché non sono ancora fedeli…Preghiamo per tutti coloro che si ostinano ogni giorno nel sostenere che Dio non è buono e non giudica bene (Esp. Sal. 103, d.1,3)

4 – ‘Venga il tuo regno’. Il regno di Dio è sempiterno. Ma l’ora di Dio quando sarà? E l’ultima ora? Il giorno è ancora grande e, in proporzione, lunga l’ora…Ora vegliamo, morti dormiremo, alla fine risorgeremo e regneremo senza fine (Disc. 57,5,5)

5 – ‘Sia fatta la tua volontà’. Quando non vi saranno più né battaglie sulla terra né conflitti nel cuore. Quando tutta la concupiscenza sarà trasformata in carità e nulla in noi avrà più bisogno di freno o di sprone, allora tutto in noi concordemente tenderà alla giustizia: sarà fatta la volontà di Dio, così in terra come in cielo; quando facciamo questa preghiera chiediamo di diventare perfetti (Disc. 56,5,8)

6 – ‘Dacci il nostro pane’. Dacci i beni eterni, ma dacci anche i beni temporali, in questo momento e in tutti i momenti della vita. La tua Parola e il Sacramento dell’altare, la cui virtù propria è di produrre l’unità (Disc. 57,7,7) – Con questa petizione tu confessi che sei un mendicante del Signore (Disc. 56,6,9)

7 – ‘Rimetti a noi i nostri debiti’. La remissione dei peccati si dà tutti i giorni perché l’ira non invecchi nei nostri cuori e non diventi odio. Purgate ogni giorno la casa di Dio, il vostro cuore, perché senza debito non potete vivere sulla terra (Disc. 58,7,8)

8 – ‘Non ci indurre in tentazione’. Non temere alcun nemico dal di fuori. Vinci te stesso ed avrai vinto il mondo (Disc. 57,9,9) – Satana ci tenta, non perché lo possa per se stesso, ma perché il Signore lo permette, sia per punirci dei nostri peccati sia per provarci ed esercitarci con un atto della sua misericordia (Disc. mon. 2,9,34)

9 – ‘Liberaci dal male’. Una cosa, fratelli miei, è vera, certa, indefettibile. Se Dio ti libererà da te stesso, in quanto cattivo, nulla più ti nuocerà: non ti nuocerà nessun altro uomo, per cattivo che possa essere (Disc. 297,6,9) –

10 - Le ultime parole della preghiera del Signore hanno un significato così largo che un cristiano, in qualsiasi tribolazione si trovi, nel pronunciarle emette gemiti, versa lacrime, di qui comincia, qui si sofferma, qui termina la sua preghiera. Con queste parole era opportuno affidare alla nostra memoria le verità stesse (Lett. 130,11,21)

         c)     La mistica

         Cercare-trovare

1 - Dio sia per noi tutto ciò che quaggiù desideriamo senza di lui, e il cui desiderio è, di solito, il nostro peccato contro di lui (Disc. 334,3)

2 - La ricerca è desiderio di scoprire e di riprodurre. Le cose che si riproducono è come se si generassero. E ciò accade nel processo della conoscenza. Il desiderio che ispira la ricerca, procede da chi cerca e, in qualche modo, è sospeso e non riposa nel termine a cui tende, se non quando ciò che è cercato, una volta trovato, sia unito a colui che cerca. E questo appetito, cioè questa ricerca, sebbene non sembri essere amore – perché con l’amore si ama ciò che si conosce, mentre qui non si tratta che di una tendenza a conoscere – tuttavia è qualcosa dello stesso genere. Infatti la si può già chiamare volontà, perché chiunque cerca vuole trovare e, se si cerca qualcosa che appartiene alla conoscenza, chiunque cerca, vuole conoscere. E se lo vuole con ardore e insistenza si dice che ‘studia’. Perciò il parto dell’anima è preceduto da un desiderio, grazie al quale si cerca e si trova ciò che vogliamo conoscere. E questo stesso desiderio, che spinge verso la cosa da conoscere, diventa amore della cosa conosciuta quando possiede e abbraccia questa prole in cui si compiace, cioè la conoscenza, e la unisce al principio generatore (Trin. 9,12,18)

3 - Avvertiamo in noi un movimento misterioso verso quella fonte donde ci viene, benché sia attenuata la luce. Credo, fratelli, che parlando di queste cose e meditandole, noi ci esercitiamo in esse…Prima non sospettavi che esistesse la luce; ma ora, guidato dalla ragione,  ti sei avvicinato, hai fissato lo sguardo. Ora sai con certezza che esiste ciò che desideri vedere: ma sai anche che non sei ancora in grado di fissare lo sguardo…Se in te non agisce l’amore della luce, agisca almeno la paura del dolore (Comm. Vg.Gv. 18,11)

4 - Ogni notte piango, dice il salmista (6,7); brucio dal desiderio della luce. Il Signore vede il mio desiderio. Desideri Dio? Chi vede questo desiderio se non Dio? A chi ti rivolgerai per avere Dio, se non a Dio? Si chiede Dio a Dio, che ha promesso se stesso. Si dilati la tua anima per il grande desiderio, si protenda in avanti e sempre più si renda capace di accogliere ciò che l’occhio non vede, l’orecchio non ode e di cui il cuore umano non ha esperienza. Dio puoi desiderarlo, puoi appassionatamente cercarlo, puoi anelare a lui con tutta l’anima, ma non puoi concepirlo in maniera adeguata e tanto meno esprimerlo a parole (Comm. Vg.Gv. 34,7)

5 - ‘Ma quando arriverò’? dice il salmista (41,4). Ciò che è rapido per Dio, è lento per il desiderio (Esp. Sal. 41,5)

6 - Coloro che hanno davvero sete di Dio, devono sentirlo sempre e ovunque, nell’anima e nella carne, perché Dio, come dà all’anima il suo pane, cioè la parola della verità, così dà anche alla carne ciò che le è necessario. Dunque, l’una e l’altra abbiano sete di Dio ed entrambe siano ristorate da un unico intervento di Dio (Esp. Sal. 62,7)

7 - Il cammino, con cui tendiamo alla perfezione, lo purifica una preghiera umile e sincera che impetra il perdono dei peccati. Quando non c’è più nulla da condannare, allora la nostra corsa verso la perfezione è irreprensibile. Nella perfezione finale ed eterna non ci sarà più nulla da perdonare (Perf. giust.um. 9,20)

8 - E’ difficile che si cerchi Gesù per Gesù (Comm. Vg.Gv. 25,10) - Cercatelo con umiltà; quando lo troverete, raggiungerete altezze sicure (Disc. 216,8)

9 - Devi correre col sentimento, camminare con l’amore, salire con la carità (Disc. 91,6,7) – Chiedi, cerca, bussa! Tu chiedi pregando, cerchi bussando, bussi dando l’elemosina. Non lasciare pertanto inoperose le tue mani (Disc. 389,2)

10 - Chi cerca con grande ardore, e insiste piamente con costante perseveranza, trova il vero. Gli uomini possono farci ricordare qualcosa con i segni delle parole, invece l’unico vero Maestro interiore insegna l’incorruttibile Verità in persona…Prima bisogna chiedere che cosa sia una data cosa, poi da dove provenga (C. Lett. Fond. 36,41)

11 - Loderanno il Signore coloro che lo cercano, perché cercandolo lo trovano, e trovandolo lo loderanno... Che io ti cerchi, Signore, invocandoti e ti invochi credendoti (Conf. 1,1,1) – Nulla di vero posso dire agli uomini, se prima tu non l’hai udito da me; e tu da me non odi nulla, se prima non l’hai detto tu a me (Conf. 10,2,2)

12 - Chi non capisce, si rallegri anche così e goda di non trovarti mentre ti trova, anziché di trovarti mentre non ti trova (Conf. 1,6,10)

13 - Fino a quando, uomo, andrai in giro a esplorare le creature? Ritorna in te stesso, volgi lo sguardo su te stesso, guarda ed esamina te stesso. Potrai cercare qualcosa di più intimo a te stesso e migliore degli esseri che ti circondano. Cerca in te stesso se mai la tua immagine trinitaria possegga qualche traccia della Trinità. Cercherò io, ma cercate anche voi con me; non io in voi e voi in me, ma voi dentro di voi e io dentro di me. Cerchiamo insieme e insieme consideriamo a fondo la nostra comune natura e sostanza (Disc. 52,6,17)

14 - Che cosa cerchi al di fuori di quello che sei, mentre è in tuo potere essere ciò che cerchi (Esp. Sal. 41,1)?

15 - Chiunque legge quest’opera, prosegua con me se avrà la mia stessa certezza, ricerchi con me se condividerà i miei dubbi; ritorni a me se riconoscerà il suo errore, mi richiami se si avvedrà del mio. Insieme ci metteremo così sui sentieri della carità, in cerca di Colui, di cui è detto: ‘Cercate sempre il suo volto’. In questa disposizione d’animo, pia e serena, vorrei trovarmi unito, davanti al Signore Dio nostro, con tutti i miei lettori di tutti i miei libri (Trin. 1,3,5)

16 - Dio lo si cerca per trovarlo con più dolcezza, lo si trova per cercarlo con più ardore (Trin. 15,2,2) 

17 - Abbiamo quest’intima convinzione e conosceremo che è più sicuro il sentimento che ci spinge a cercare la verità di quello che ci fa presumere di conoscere ciò che non conosciamo. Cerchiamo dunque con l’animo di chi sta per trovare e troviamo con l’animo di chi sta per cercare (Trin. 9,1,1)

18 - E, così, cercando avanziamo, trovando raggiungiamo una tappa, cercando e trovando perverremo alla meta, e là finalmente avrà termine la ricerca, dove la perfezione non avrà più bisogno di progredire (Comm. Vg. Gv. 63,1)

       Contemplazione – azione

1 - La carità della verità cerca una santa quiete; la necessità della carità assume un giusto compito (Otium sanctum quaerit caritas veritatis; negotium iustum suscipit necessitas caritatis) (Città 19,19)

2 – Non siate nella quiete della pigrizia, ma nella quiete del pensiero, affinché siate liberi dai condizionamenti dello spazio e del tempo (Ve.Re. 35,65)

3 – Nessuno dev’essere così libero per dedicarsi alla ricerca della verità da non pensare di finalizzarla all’utilità del prossimo; nessuno dev’essere così attivo da non ricercare la contemplazione di Dio (Città 19,19)

4 – Un animo troppo intento alle occupazioni umane si svuota in  qualche modo di Dio, mentre se si colma di lui, tanto più completamente quanto più liberamente applica il suo pensiero alle realtà divine ed eterne (Qu. Ett. 2,68)

5 – La contemplazione della sapienza è interna e occulta, lontanissima da ogni sensazione corporea: può essere indicata anch’essa sotto il nome di ‘sonno’ (Gen. c. Man. 2,12,16)

6 – Poiché la felicità si consegue con l’azione e la conoscenza, l’azione postula la moralità degli atti, la contemplazione la rivelazione della verità.. Di queste nozioni, la prima si deve chiedere nella preghiera, la seconda si deve ricercare, affinché quella sia data e questa sia ritrovata. Ma in questa vita la conoscenza è piuttosto della via che del possesso. Però quando l’uomo troverà la via vera, giungerà al conseguimento che tuttavia sarà aperto a chi bussa (Disc. mon. 2,21,71)

7 – A questo frutto della contemplazione è ordinato tutto l’impegno dell’azione (Comm.Vg.Gv. 101,5)

8 – ‘Maria ha scelto la parte migliore che non le verrà tolta’ (Lc 10,42). Ha scelto la contemplazione, ha scelto di vivere della Parola. Che sarà il vivere della Parola senza alcun suono di parola? Ora,  costei viveva d3lla Parola, ma trasmessa attraverso la Parola che ha suono. Invece la vita vera sarà il vivere della Parola senza alcun suono di parola. La stessa Parola è la vita. Saremo simili a Lui, perché lo vedremo così come Egli è (Disc. 169, 14,17)

9 – Nello spirito di ciascun uomo esiste una specie di matrimonio tra la ragione  contemplativa e la ragione attiva, con l’attribuzione a ciascuna di funzioni diverse, ma senza compromettere l’unità dello spirito (Trin. 12,12,19)

10 – L’azione comporta l’affaccendarsi per necessità, la contemplazione apporta la dolcezza derivante dalla carità. Le occupazioni sono molte, svariate, transitorie, e l’animo è diviso e inquieto…Un giorno sarà portato via il peso della necessità, mentre è eterna la dolcezza della verità (Disc. 103,4,5)

11 – Mentre viviamo ancora nel corpo, volgiamo lo sguardo alle cose che ci stanno davanti, stringendoci non verso il presente e l’attuale, ma verso ciò che è futuro. Da qui nasce la contemplazione. E tale è anche la Chiesa perché vede in lontananza da una posizione elevata. Vedere in lontananza: ecco la contemplazione (Esp.Sal. 101,2,4)

 12 – Quando noi pensiamo alla pace che voi (monaci) godete in Cristo, la gustiamo anche noi nella vostra carità, benché viviamo in mezzo a varie e dure fatiche. Noi infatti formiamo un solo corpo sotto un solo Capo, cosicché voi siete attivi in noi e noi siamo contemplativi in voi (Lett. 48,1)

13 – Non vogliate anteporre la vostra pace, fratelli, alle necessità della Chiesa; se nessuno tra i buoni volesse prestarle l’opera nel generare nuovi figli, nemmeno voi avreste trovato il modo di nascere alla vita spirituale. Ora, come si deve camminare tra il fuoco e l’acqua senza bruciare né annegare, così dobbiamo regolare la nostra condotta tra il vertice della superbia e la voragine della pigrizia, senza deviare né a destra né a sinistra (Lett. 48,2)

14 – Dalla bellezza e grandezza delle creature, argomentando, si poteva conoscere il loro Creatore (Sap. 13,5). Quindi nessuno giudichi vano e inutile il mio tentativo di  partire dalle creature, che nel loro ordine sono degli abbozzi di trinità, per elevarmi, come per gradi, fino allo spirito dell’uomo: ho cercato nelle creature le tracce di quella suprema Trinità, che cerchiamo quando cerchiamo Dio (Trin. 15,2,3)

15 – Si deve pensare sul serio unicamente alla morte. Ad alcuni il Signore concesse, non solo di attenderla intrepidamente, ma anche di desiderarla ardentemente; invece agli altri, che vivono affaccendati nei vari ministeri, trascinati dal desiderio dell’onore mondano, reputo che non sia concesso questo bene sì grande di raggiungere, fra gli strepiti, affanni e andirivieni delle riunioni, quella familiarità con la morte che noi cerchiamo. Infatti solo nella tranquillità contemplativa sarebbe stato concesso agli uni e agli altri di ‘indiarsi’, ossia liquefarsi in Dio. Se invece questo è falso, allora io sono o il più stolto o il più indolente fra tutti gli uomini, io che, se non raggiungo una tranquillità scevra di preoccupazioni, non sono capace di gustare ed amare quel bene genuino. Credimi, occorre un isolamento completo dal tumulto delle cose passeggere perché si realizzi nell’uomo un’assenza completa di timore, non dovuta a insensibilità, audacia, desiderio di vanagloria, superstiziosa incredulità. Da qui infatti deriva anche quel solido gaudio, da non paragonarsi neppure minimamente con nessun’altra gioia (Lett. 10,2)

16 – L’agire di un’anima che aspira alla quiete dev’essere umile e soave, come conviene al segnale di Cristo-via…Le buone azioni per se stesse conducono l’anima ad una quiete, nella quale si resta sempre vigili (Esp.Sal. 114,6)

         I sette gradi della vita dell’anima

1 – L’anima prima di tutto – è un fatto verificabile da chiunque – vivifica con la sua presenza il nostro corpo terreno e mortale. Unifica e conserva le parti del corpo in un tutt’uno, non permettendo che si disgreghino né si alterino. Attiva la distribuzione del nutrimento nel corpo, proporzionandolo in modo equilibrato. Del corpo conserva la misura giusta sia nella forma che nello sviluppo e nella generazione, mantenendo intatta la specie. Tale proprietà è comune all’uomo e alle piante (Gr. an. 33,70).

2 – In secondo luogo, l’anima presiede la vita dei sensi. Si esplica come movimento nel tatto, gusto, odorato, udito e vista che percepisce e appetisce forme, sapori, odori e suoni, utili al proprio corpo e respinge quelle contrarie. Si isola dai sensi per un certo periodo di tempo, andando per così dire in ferie durante il sonno, passando in rassegna le immagini degli oggetti che ha immagazzinato. Essa governa l’estetica del movimento e tutta l’attività sessuale, tendendo al congiungimento dei due sessi mediante un rapporto fondato sull’amore. La vivacità di tutte le esperienze delle cose, a cui si lega o dalle quali si distacca, si chiama memoria. Queste funzioni, almeno in parte, sono attuate anche dagli animali (ivi 33,71)

3 – Il terzo grado è esclusivo dell’uomo e consiste nella trasmissione documentata di innumerevoli fatti stabilmente conservati e prodotti dall’ingegno umano: tecniche artigianali, coltivazione dei campi, costruzioni di città, monumenti e meraviglie artistiche, alfabeto e linguaggi per trasmettere la memoria del passato alle generazioni future, l’organizzazione della vita politica e familiare, Grandi cose esclusivamente umane, comuni a dotti e indotti, buoni e cattivi (ivi 33,72)

4 – Con il quarto grado inizia la vita morale e spirituale. L’anima ardisce reputarsi superiore, non solo al proprio corpo, ma anche allo stesso universo visibile. Non considera propri i beni del corpo e li disprezza con criterio nel rapporto col proprio potere e bellezza. Ne prova diletto, ma inizia gradualmente a separarsi dalle contaminazioni, a purificarsi totalmente per essere completamente monda e pura, si rende forte contro tutto ciò che tenda a distoglierla da un fermo proposito. Onora la convivenza con gli altri in base al principio: non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te stesso. Crede agli insegnamenti dei saggi e li reputa come parola di Dio. In questo lavoro esiste ancora lo sforzo e un grande aspro conflitto contro le difficoltà e lusinghe del mondo. Nel sottofondo sussiste il timore della morte, spesso non determinante ma talvolta fortissimo, a seconda della purificazione dell’anima  della fermezza della fede in Dio (ivi 33,73)

5 – Il quinto grado si realizza quando l’anima si sarà resa libera dalla sensibilità e monda dalle contaminazioni. L’anima si raccoglie in sé con profonda serenità, non teme più nulla per sé e non si angustia per un qualsiasi suo motivo. In questo stato essa possiede stabilmente il risultato e non tollera di tornare a contaminarsi. Essa ha piena coscienza del proprio valore: con piena coscienza si muove con incredibile e immensa confidenza verso Dio, cioè alla contemplazione della verità e a quell’altissimo e arcano premio per cui ha tanto sofferto (ivi 33,74)

6 – La tendenza ad avere intelligenza dei vari oggetti che sono al sommo grado della intelligibilità è lo sguardo supremo dell’anima: il sesto grado della sua vita. L’occhio dell’anima dirige ormai stabilmente lo sguardo sereno e sicuro sull’oggetto della visione. Lo spirito ben orientato è quello per cui l’anima non può smarrire se stessa per errore nella ricerca della verità. Ma ciò non è possibile se il cuore non è sgombro e libero dal desiderio della cose caduche (ivi 33,75)

7 – Il settimo e ultimo grado consiste nella visione e contemplazione della verità. Non è un grado, ma uno stato definitivo che si raggiunge attraverso i vari gradi. Non saprei dire quale sia la gioia e il godimento nel possesso del sommo e vero bene e di quale imperitura serenità sia il palpito. L’hanno detto, nei limiti in cui giudicarono di poterlo dire, anime grandi e incomparabili. E ora oso dirti quanto segue:  Se noi siamo perseveranti nel percorso del cammino che Dio ci ordina e noi abbiamo intrapreso, giungeremo con l’aiuto della divina Provvidenza, alla ragione suprema o al sommo fattore o al sommo principio dell’universo. Se volete, questo essere sì grande chiamatelo pure con altro nome, il più adatto. Quando ne avremo un puro pensiero, vedremo quanto sotto il sole tutte le cose siano illusioni degli illusi…Si potrà misurare anche la differenza fra le realtà apparenti e quelle intelligibili e riconoscere che tutte sono mirabilmente create da Dio. Allora conosceremo quanto siano vere le realtà, di cui ci è stata richiesta la fede, con quanto salutare amore siamo nutriti dal latte della madre Chiesa, nutrimento per i piccoli. Giova molto assumere un tale alimento, è molto disonorevole rifiutarlo, odiarlo è un delitto di empietà, mungerlo e dispensarlo è opera molto lodevole e caritatevole (ivi 33,76)                                                                            

         Esperienze mistiche di Agostino

1 – (A Milano, un anno prima del battesimo, primavera 386) Non c’è sanità di giudizio in coloro che non gradiscono qualcosa del tuo creato come non ce n’era in me quando non gradivo molte delle cose da te create…Quando però, a mia insaputa, prendesti il mio capo fra le tue braccia e chiudesti i miei occhi per togliere loro la vista delle cose vane, mi ritrassi un poco da me stesso, e la mia follia si assopì. Mi risvegliai in te e ti vidi, infinito ma diversamente, visione non prodotta dalla carne (Conf. 7,14,20) 

2 – (A Milano, nel giardino della sua casa, tarda estate 386) Quando dal più segreto fondo della mia anima l’alta meditazione ebbe tratto e ammassato tutta la mia miseria davanti agli occhi del mio cuore, scoppiò una tempesta ingente di lacrime…Mi gettai disteso sotto una pianta di fico e diedi libero sfogo alle lacrime e ti parlai a lungo dicendoti: ‘E tu, Signore, fino a quando sarai irritato per sempre? Dimentica le nostre passate iniquità. Perché non subito, in quest’ora la fine della mia vergogna’?...A un tratto dalla casa vicina mi giunge una voce, come di fanciullo o fanciulla, che diceva cantando più volte: ‘Prendi e leggi, prendi e leggi’…Così tornai concitato al luogo ove avevo lasciato il libro delle Lettere dell’apostolo Paolo. Lo afferrai, lo aprii e lessi tacito il primo versetto su cui mi caddero gli occhi: ‘Non nelle crapule o ebbrezze, non negli amplessi e nelle impudicizie, non nelle contese o invidie, ma rivestitevi del Signor nostro Gesù Cristo e non assecondate la carne nelle sue concupiscenze’. Non volli leggere oltre, né mi occorreva. Appena terminata la lettura, una luce di certezza penetrò nel mio cuore e tutte le tenebre del dubbio si dissiparono (Conf. 8,12,28-29) 

 3-  (Estasi di Ostia con la madre Monica, fine estate 387) Percorremmo su su tutte le cose corporee, ascendemmo in noi stessi e superammo anche le nostre anime per attingere la plaga dell’abbondanza inesauribile ove la vita è la Sapienza…E mentre ne parlavamo e anelavamo verso di lei, la cogliemmo un poco con lo slancio totale del cuore e, sospirando, vi lasciammo avvinte le primizie dello spirito (Conf. 9,10,24)

4 – (Studiando la filosofia) Quando l’anima avrà attuato in sé l’unità, l’ordine, l’armonia e la bellezza, potrà avere visione di Dio e della sorgente stessa da cui deriva ogni verità e dello stesso Generatore della verità. O grande Dio! Come saranno quegli occhi! Quanto sani e belli, quanto penetranti e intenti, quanto sereni e quanto beatificati! E che cosa vedono, ti prego? Ci si presentano le parole del nostro comune linguaggio, ma esse sono rese profane perché adatte ad esprimere solo cose banali. Non posso dire di più, se non che si promette la visione dell’armonia, dalla cui partecipazione il mondo sensibile è bello, ma al cui paragone è deforme. C’è chi la può vedere se bene vive, se bene prega e se bene attende al filosofare (Ord. 2,19,51)

5 - (Studiando la S. Scrittura) Ma io desideravo sapere, non supporre; e se ora la mia voce, la mia penna, ti confessasse tutte le spiegazioni che ebbi da Te in questa ricerca (del libro della Genesi), chi fra i miei lettori resisterebbe fino a capire? Non perciò, tuttavia, desisterà il mio cuore dal renderti onore e cantare le tue lodi per le spiegazioni ricevute, sebbene sia incapace di esporle (Conf. 12,6,6)

6 – (Pregando Dio) O Dio, nel quale sono tutte le cose, ma che la deformità esistente nell’universo non rende deforme né il male meno perfetto né l’errore meno vero. O Dio, padre della verità e della sapienza, padre della vera vita e della beatitudine, padre del bene e del bello, padre del nostro risveglio e illuminazione, padre della caparra che ci ammonisce di tornare a te: ti invoco. O Dio, al quale ci stimola la fede, ci innalza la speranza, ci unisce la carità; o Dio, col cui aiuto apprendiamo che sono anche di altri le cose che un tempo reputavamo nostre e viceversa; o Dio, col cui aiuto la soggezione alla molteplicità non ci impedisce di essere uno; o Dio, che ci spogli di ciò che non è e ci rivesti di ciò che è; o Dio che ci richiami sulla via e ci accompagni alla porta (della vita); o Dio, che ci purifichi e ci prepari ai premi divini: vienimi incontro benevolo (Sol. 1,1,2-3)

7 – Ormai io te solo amo, te solo seguo, te solo cerco e sono disposto ad essere soggetto a te soltanto, poiché tu solo con giustizia eserciti il dominio e io desidero essere di tuo diritto. Comanda e ordina ciò che vuoi, ti prego, ma guarisci e apri le mie orecchie affinché possa udire la tua voce. Guarisci e apri i miei occhi affinché possa vedere i tuoi cenni. Allontana da me ogni movimento irragionevole affinché possa riconoscerti. Dimmi da che parte devo guardare affinché ti veda e spero di poter eseguire tutto ciò che mi comanderai. Sento che devo tornare a te…e non ho altro che il buon volere. Se ti ritrovano con la fede o la virtù o il sapere, dammi fede, virtù e sapere. Aumenta la fede, la speranza e la carità. O bontà tua ammirevole e singolare (Sol. 1,1,5)!

         Elevazioni mistiche di Agostino

1 - Una vita moralmente degna consente di capire bene; un certo modo di vivere conduce ad un corrispondente ideale di vita (Comm.Vg.Gv. 18,7) – E’ un grande mistero il Verbo incarnato: per comprenderlo, dobbiamo regolare i nostri costumi (Disc. 91,3,3)

2 - O misteri profondi! Erano opere meravigliose, ma opere che parlavano! Se ne capirai il significato, quei misteri sono parole (Disc. 95,3) – Conserva il mistero nel segreto, usa la parola all’aperto (Di. Nu. 24,3) – E’ davvero molto conoscere tutti i misteri di Dio: per quanti ne conosciamo, chi li conosce tutti (Disc. Ces. 3)?

3 - Salva la mia fede, l’arcano agire di Dio abbia i suoi segreti (An. e sua or. 4,11,16) – Mi sono espresso come ho potuto, e come posso vedo; ma non posso esprimermi come vedo (Esp. Sal. 35,14)

4 - Tacciano le voci umane e si rassegnino i pensieri umani. L’uomo non osi protendersi verso le cose incomprensibili con l’idea di volerle comprendere; si accontenti di poterne solo partecipare in qualche modo, poiché in effetti ne partecipiamo. Non saremo ciò che comprenderemo né lo comprenderemo totalmente, ma ne godremo in parte  (Esp. Sal. 146,11)

5 - Grande è il suono della voce di Dio nel grande silenzio del cuore., quando a gran voce dice: Io sono la tua salvezza (Esp. Sal. 38,20) - Per elevarci  al silenzio divino noi accettiamo i condizionamenti del linguaggio umano (C. Ad. 11)

6 - Nel Verbo del Padre, Cristo, riposano gli angeli e tutti i purissimi spiriti celesti in un santo silenzio (Cat. sempl. 17,28)

7 – E’ come strappare dalle mani di un bambino un giocattolo divertente ma pericoloso, sostituendolo con qualcosa di più utile per uno che ormai sta diventando grande, affinché non si trascini più per terra ma si metta a camminare. Alzati, cerca, sospira, anela con ardore, bussa alla porta chiusa. La vita delle bestie è tutta presa dal desiderio dei piaceri terreni; la vita degli angeli è tutta celeste; la vita degli uomini sta nel mezzo. L’uomo che vive secondo lo spirito si associa agli angeli. Domandati, allora, se di fronte alla vita degli angeli sei grande o sei piccolo (Comm.Vg.Gv. 18,7)

8 – Siamo uniti nel timore per non perire nell’errore: Scruta le cose inscrutabili, fa’ le cose impossibili, corrompi le cose incorruttibili, vedi le cose invisibili (Disc. 26,13)

         Agostino si confessa a Dio

1 – Signore, che tu mi riesca più dolce di tutte le attrazioni dietro a cui correvo; che io ti ami fortissimamente e stringa con tutto il mio intimo essere la tua mano; che tu mi scampi da ogni tentazione fino alla fine (Conf. 1,15,24)

2 -  Signore, tu dai per maestro il dolore e colpisci per guarire e ci uccidi per non lasciarci morire senza di te (Conf. 2,2,4)

3 - O Dio compassionevole! Tu, Signore Dio, che ami le anime, ne provi una misericordia infinitamente più pura e incorruttibile della nostra, perché nessun dolore ti ferisce. Ma chi è capace di tanto (Conf. 3,2,3)?

4 – Dio mio, tu eri più intimo del mio intimo stesso e superiore alla mia sommità (Inrtimior intimo meo et superior summo meo) (Conf. 3,6,11)

5 – Ebbene, Signore, agisci svegliaci e richiamaci, accendi e rapisci, ardi, sii dolce. Amiamo, corriamo (Conf. 8,4,9)

6 – Dio mio, la mia confessione davanti a te è insieme tacita e non tacita. Tace la voce, grida il cuore, poiché nulla di vero dico agli uomini, se prima tu non l’hai udito da me; e tu da me non odi nulla, se prima non lo hai detto tu stesso (Conf. 10,2,2)

7 – Tu, medico della mia intimità, spiegami chiaramente i frutti della mia opera. Le confessioni dei miei errori passati, da te rimessi e velati per farmi godere la tua beatitudine dopo la trasformazione della mia anima, spronano il cuore del lettore e dell’ascoltatore a vegliare nell’amore della tua misericordia, nella dolcezza della tua grazia (Conf. 10,3,4)

8 – Signore, ciò che sento in modo non dubbio, anzi certo, è che ti amo. Folgorato al cuore da te mediante la tua parola, ti amai, e tutte le cose, da ogni parte, mi dicono di amarti, come lo dicono a tutti gli uomini, affinché non abbiano scuse (Conf. 10,6,8)

9 – Questa è la felicità: godere per te, di te, a causa di te, e fuori di questa non ve n’è altra (Conf. 10,22,32)

10 – Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Eri con me, ma io non ero con te (Conf. 10,27,38)

11 – O Dio, concedi agli uomini di scorgere in un fatto modesto i concetti comuni delle piccole come delle grandi realtà (Conf. 11,23,29)

12 – Signore, padre mio eterno, io mi sono schiantato sui tempi, di cui ignoro l’ordine, e i miei pensieri, queste interne viscere della mia anima, sono dilaniati da molteplicità tumultuose. Fino al giorno in cui, purificato e liquefatto dal fuoco del tuo amore, confluirò in te (Conf. 11,29,39)

13 – Dio mio, parla nel mio cuore con verità. Mi ridurrò nella mia stanza segreta, ove cantarti canzoni d’amore fra gli inenarrabili gemiti che durante il mio pellegrinaggio suscita il ricordo della Gerusalemme, la mia patria e la mia madre, e verso di te, il suo sovrano e illuminatore, il suo padre e tutore e sposo, le sue caste ed intense delizie, la sua solida gioia e tutti i suoi beni ineffabili, e tutti simultanei, perché unico, sommo e vero Bene (Conf. 12,16,23)

14 – Signore Dio, abbi pietà: il pulcino implume non sia calpestato dai passanti, manda il tuo angelo a riporlo nel nido, ove viva finché sappia volare (Conf. 12,27,37)

15 – Il mio peso è il mio amore; esso mi porta ovunque mi porto. Il tuo Dono ci accende e ci porta verso l’alto. Noi ardiamo e ci muoviamo. Saliamo la salita del cuore cantando il cantico dei gradini. Del tuo fuoco, del tuo buon fuoco ardiamo e ci muoviamo, salendo verso la pace di Gerusalemme. Quale gioia per me udire queste parole: ‘Andremo alla casa del Signore’! Là collocati dalla buona volontà, nulla desidereremo se non di rimanervi in eterno (Conf. 13,9,10)

16 – Possono alcune opere nostre essere buone, ma non eterne; eppure dopo di esse speriamo di riposare nella tua grandiosa santità. Tu però, Bene mancante di nessun bene, riposi eternamente poiché tu stesso sei il tuo riposo. La comprensione di questa verità quale uomo potrà darla a un altro uomo? Quale angelo a un angelo? Quale angelo a un uomo? Chiediamo a te, cerchiamo in te, bussiamo da te. Così, così otterremo, così troveremo, così  ci sarà aperto (Conf. 13,38,53)

         Toccare l’infinito

 1 - La vita beata non è altro che possedere, mediante la conoscenza, qualcosa di eterno. L’eterno poi equivale a possedere e conoscere. Ora, ciò che si possiede con la mente si ha conoscendolo, e nessun bene è conosciuto perfettamente se non si ama perfettamente. Ma la mente non può conoscere e amare da sola. L'amore infatti è una tensione e noi vediamo che anche nelle altre parti dell’animo c’è un appetito il quale, se è in accordo con la mente e la ragione, permetterà di contemplare con la mente, in questa pace e tranquillità, ciò che è eterno. L’animo deve quindi amare anche con le altre sue parti questo bene così grande che bisogna conoscere con la mente. E poiché l’oggetto amato configura necessariamente di sé il soggetto che ama, avviene che l’eterno, amato così, renda eterna l’anima. Quindi la vita beata è in definitiva la vita eterna. Ma qual è il bene eterno, che rende eterna l’anima, se non Dio (Ott. Di. Qu. 35,2)?

2 - Che cos’è la vita dell’uomo, sia pure lunga quanto si vuole, a paragone dell’eternità di Dio? Vuoi essere paziente? Guarda l’eternità di Dio…Non essere impaziente e non far impazientare gli altri. Dio è eterno, sa aspettare ed è longanime. Allora congiungi il tuo cuore con l’eternità di Dio e sarai eterno insieme con lui (Esp.Sal. 91,8)

3 - Quale altro sarà mai il nostro fine, se non giungere al regno che non avrà mai fine (Città 22,30,5)?

4 – In questa vita dunque, fratelli, dobbiamo impegnarci totalmente a guarire l’occhio del nostro cuore per arrivare a vedere Dio. Questo è lo scopo a cui tende la celebrazione dei santi misteri, la predicazione della parola di Dio, le esortazioni morali della Chiesa circa la correzione dei costumi e l’emendamento delle passioni carnali; il dovere di rinunciare al mondo non solo a parole ma con il mutamento della vita; questo è anche lo scopo a cui mirano costantemente le Sacre Scritture: purificare il nostro intimo da ciò che impedisce la visione di Dio (Disc. 88,5,5)